Come eravamo: Il 1997 e quel "De Pace" che scriveva il futuro
A cura di Alessia Rizzo, Aurora Pellè, Giada Fasano, Arianna Della Torre, Alessia Politi e Dennys Quarta (4BTC, 4CTC, 4ATC, 3AOC, 3BOC, 3COC)
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Un viaggio tra i ricordi del giornalino d’istituto: quando la scuola diventava redazione sotto la guida della Preside Antonaci e dei suoi docenti.
C’è un sottile filo di inchiostro che lega la Lecce di fine millennio alla memoria storica dell’IIS "A. De Pace". Correva l’anno 1997 e, mentre il mondo si affacciava con curiosità e timore all’era digitale, tra i corridoi dell’istituto nasceva un progetto editoriale capace di fotografare un’epoca. Risfogliare oggi quel giornalino non è solo un esercizio di nostalgia, ma un’immersione nel "come eravamo": una comunità vibrante dove studenti e insegnanti lavoravano fianco a fianco per dare voce al pensiero critico.
Una redazione d’eccezione
A guidare quella straordinaria officina di idee c’era la Preside, la dott.ssa Giuseppa Antonaci, che con visione e fermezza aveva trasformato la scuola in un laboratorio permanente di cittadinanza attiva. Ma il cuore del giornalino era pulsante grazie al coordinamento di un corpo docente che credeva fermamente nel valore della scrittura come strumento di libertà.
Tra le pagine, si avvertiva l’impronta autorevole e appassionata di professori che hanno segnato la storia dell’istituto. Il rigore e la dedizione di docenti come Carlo Aprile, Francesca Sellitto e Maria Ciccarese si intrecciavano al supporto costante di Silvana Cleopazzo e M. Antonietta Congedo. Ogni articolo era il frutto di un confronto serrato, dove la saggezza di Liliana Greco, l'estro di Giuseppe Montesano e la sensibilità di Giovanna Trevisi aiutavano i ragazzi a trovare la propria voce, trasformando una semplice attività scolastica in una vera e propria palestra di vita.
I temi di una generazione
Gli argomenti trattati in quel mitico 1997 riflettevano le inquietudini e le speranze di una gioventù attenta. Si passava dalle riflessioni profonde sull’educazione alla giustizia — tema quanto mai attuale in quegli anni post-stragi — all’analisi lucida della crisi del sistema giudiziario. Non mancava lo sguardo rivolto alla prevenzione, con dossier coraggiosi sull’argomento droghe, e la spinta verso l’innovazione celebrata attraverso il racconto della Settima Settimana della Cultura Scientifica.
Uno dei momenti più emozionanti del giornalino era l’intervista a un ex alunno appena laureato: un passaggio di testimone che mostrava ai ragazzi che il successo accademico era un traguardo possibile, partendo proprio da quelle aule.
L’eredità di un foglio di carta
Oggi, quegli studenti sono professionisti, genitori, cittadini consapevoli. Quegli insegnanti hanno lasciato un seme che continua a germogliare. Guardando indietro a quel 1997, il giornalino del De Pace ci ricorda che la scuola non è fatta solo di mura e programmi ministeriali, ma di persone. È il racconto di un tempo in cui, tra una lezione e l'altra, si scriveva la storia di una comunità che voleva capire il mondo, senza paura di sporcarsi le mani con l'inchiostro.


